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L'albero dei cappelli

L’albero dei cappelli è un albero raro, molto raro.

In realtà se ne conosce un solo esemplare, che vive alla fine del bosco che sta al di là del villaggio. Fiorisce in autunno, quando il rosso, il rosa e l’arancio tingono le foglie stanche, rimaste a terra, senza più forze, dopo un’estate passata a giocare. In poche settimane sbocciano le prime piccole cupole, poi le cinte, la tesa ed infine la piuma e a Novembre le tube e le bombette di feltro scure sono ormai mature.

Ogni anno, la seconda Domenica del mese prima di Natale, tutti i signori dai grandi baffi folti e dai lunghi cappotti scuri si riuniscono nella piazza principale del paese per attraversare il bosco, giungere all’albero dei capelli e cogliere il loro copricapo, prima che prenda il volo. I cappelli si posano sulle teste dei signori distinti, ne abbracciano le idee e ne coccolano i sogni che, al riparo dalla pioggia e dal vento, continuano a proliferare.

A Giulio non era suonata la sveglia e quando arrivò in piazza, ormai non c’era più nessuno. Era il più giovane uomo del paese, si era comprato un cappotto, lungo e scuro, ma non aveva ancora i baffi. Corse subito verso il bosco sperando di esser ancora in tempo e quando arrivò, era quasi troppo tardi.

Sull’albero, ormai spoglio, era rimasto un’ultimo copricapo piumato. Doveva sbrigarsi, il sole era già alto e il cappello si stava svegliando. E’ noto che i cappelli maturi appena svegli prendano subito il volo. Nessuno sa dove vanno, nessuno ne ha mai avvistato uno, nessuno sa perché lo facciano…semplicemente volano via. Giulio si affrettò e con un rapido balzo riuscì a coglierlo, lo indossò e corse di nuovo, per raggiungere gli altri. Ma questa volta era davvero troppo tardi: ormai gli uomini del paese eran già lontani, piccole figure sfocate che si confondevano tra il cielo e l’orizzonte.

Di corsa, di rincorsa, come sempre. Giulio era costantemente un passo indietro e passava le sue giornate a rincorrere tutti ora qua e ora là.

E’ stato così, fin quando ne ha memoria: perennemente in ritardo, era abituato a seguire le scelte di chi aveva già cominciato. Così avvezzo a seguire, a prender le strade degli altri che tra i riccioli della sua testa, non si trovavano idee sue. Niente prospettive, nessun sogno, al massimo la coda di qualche desiderio già masticato da qualcun’ altro.

Provò a raggiungerli lo stesso anche se lontani, ma, in cuor suo, sapeva che non ce l’avrebbe mai fatta.

Nel frattempo il cappello sulla sua testa frugava tra i capelli in cerca di qualche sogno e qualche idea da abbracciare. Ma, oltre a qualche futile preferenza sul cibo e qualche misera voglia di vacanze non c’era nulla.. quindi, prese il volo, fuggì via.

Il cappello volava per tornare al suo caro albero: volteggi zoppicanti di chi ha una piuma sola, solo su un lato e la strada al contrario zigzagando si reinventava.

Una volta tornato al legno dove era nato, il cappello si posò sul ramo più alto, impossibile da raggiungere anche per un omone grande e grosso, figuriamoci per il piccolo Giulio. Giulio lo inseguì e provò a raggiungerlo arrampicandosi, ma i rami erano troppo sottili, si spezzarono e cadde.

Giulio, con la testa fra le mani, pianse sconsolato. Ma le sue lacrime quella volta, quell’unica volta, non eran solita trasparenza salata ma lacrime di tinta d’autunno colore d’ acquarelli, tra il rosa, il giallo e l’arancio.

Giulio, sorpreso, stupito e spaventato, volle pulirsi velocemente da quel colore improvviso che aveva macchiato le sue mani. Così, di fretta, passò le mani sul tronco dell’albero.

Ma le dita spizzicate di colore diventarono pennelli, e quelle linee colorate dipinte sul tronco.. quelle linee.. per la prima volta… gli suggerivan qualcosa.

Pianse molto e pianse ancora per aver più arancione più rosso e più rosa.

A colpi di colore sul tronco un paesaggio prendeva forma, un luogo che non aveva mai visto, nè mai immaginato ma che sapeva di aver sempre amato.

Così nasceva un sogno dove andare e tra i riccioli di Giulio qualcosa iniziava a sbocciare.

Dall’albero dei cappelli, ora tutto pasticciato, dipinto di legno di un paesaggio inventato Da quell’abero il copricapo volò via lasciò il ramo per tornare sulla testa di Giulio dove ora finalmente c’era qualcosa da abbracciare.

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