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Il Mago

Il mago
in mezzo al tempo
non invecchiava.
Rimaneva fermo
Mentre i giorni gli giravano attorno In un grande girotondo.

Senza etá,
stava seduto un po’ distante,
a guardare le stagioni passare,
le persone crescere e poi arrivare da lui, giusto un attimo,
il tempo di una magia
e subito dopo ripartire
no a sparire in fondo alla via.

Il mago aveva una lunga barba bianca custode di tutte le storie
raccolte in ogni incrocio.

Così la punta, la parte più saggia, dalla memoria più antica nascondeva il segreto
di tutti gli incantesimi.

Quella del fazzoletto che vola
e quella del sasso che diventa cioccolato.
Quella dell’ape che trasforma in ore tutto ciò che tocca,
e quella del raggio di sole che niva in un baratto- lo di marmellata.

Una magia semplice
sempre e cace
che alla gente
sulle rotaie del tempo
faceva rimanere a bocca aperta.

Così la punta della barba
di colore bianco un po’ più bianco
sapeva che il segreto di tutte quelle magie era neI desiderio di tutti
di riuscirsi
ancora
a stupire

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Pensieri

Mille pensieri si affollavano nella sua testa: problemi, prospettive, scelte, domande. Uno sguardo concentrato scrutava dentro di sé, alla ricerca del bandolo della matassa, ma i pensieri erano troppi, ingarbugliati e annodati fra loro. Stretti, stipati e senz’aria i ragionamenti soffrivano incastrati in quella testa così piccola per loro. Allora si aggrapparono alle radici dei capelli, arrampicandosi su per la cute e, giunti sulla cima delle punte, scoprirono il vento. Finalmente liberi, respirarono profondamente, e crebbero come rami, curiosi del mondo.

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Il tenore e il pipistrello

Antonio era un tenore ed ogni notte usciva di casa vestito elegante.
Camminava fino a che le luci della città diventavano buio di bosco e giunto in riva al fiume, dedicava un canto alla natura, amica generosa a cui doveva la sua voce.
Ogni notte, mentre intonava splendide arie, un pipistrello dalle grandi ali si avvicinava, si fermava e lo ascoltava.
Entrambi vestiti di nero, ognuno faceva la sua parte: uno voce, l’altro orecchio. Opposti necessari e il suono diventava musica.
Ogni notte Antonio, dopo il canto nel bosco, tornava in città sempre più dubbioso su di lui e sul suo canto.
Forse non era così solare come credeva, forse, data la compagnia che attirava, in lui, sotto una maschera di luce, si celavano le tenebre.
Ma andava via sempre troppo presto e non sapeva che,
grazie al suo canto,
ogni sera,
quel pipistrello si trasformava
in una dolce fanciulla.
lts_pipistrello
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Robot

Paolo il robot, fatto di ferro e logica, da oltre vent’anni era al servizio delle persone, che attraverso i suoi occhi matematici, vedeva come creature misteriose da comportamenti illogici. Equazioni con troppe variabili in ingranaggi liquidi da prospettive impossibili.
Negli gli anni imparò a conoscerle ma rinunciò a capirle e abbandonate le domande, si concentrò solamente sul lavoro.
Ma
pochi giorni fa
all’improvviso colse un fiore
senza sapere il perché.
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Ballerina

La ballerina, muta dalla nascita, non conosceva la bellezza delle parole.
La sua vita passava in silenzio, senza virgole né accenti, saltellando oltre la grammatica a ritmo di tutte le lingue. Non conosceva la bellezza delle parole, ma a lei non servivano, perché non serve nessuna voce per parlare con l’anima.
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Libro

Aveva comprato un libro da una bancarella per strada.
“La storia del Marinaio silenzioso”, così si chiamava.
Il protagonista era dolce e solitario, pieno di attenzioni verso gli altri ma un po’ sfortunato, proprio come lei.
Per questo lo sentiva vicino, molto vicino… tanto che le sembrava quasi di avvertire il suo respiro.
Lei non sapeva che lui stava vivendo nella sua lettura
e insieme, pagina dopo pagina, scoprirono il finale
che la storia aveva loro riservato.
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San Giorgio

Un oracolo gli disse che sarebbe rimasto per sempre impresso nella storia se fosse riuscito ad uccidere un drago.
Allora Giorgio passò la vita alla sua ricerca, attraversò tutti i boschi e le foreste, ma non trovò mai nulla.
Il tempo passava, lui invecchiava e del drago nessuna traccia.
Ormai anziano divenne lo zimbello della contea: “Giorgio il pazzo” quello che crede ai draghi, che non parla d’altro.
Poi morì.
Fu un grande dispiacere per tutti. Tutti lo conoscevano e tutti, in fondo, gli volevano bene.
Per il suo funerale un pittore dipinse il suo desiderio, e sulla tela, Giorgio finalmente lottava contro quel drago che aveva cercato per tutta la vita.
Nei secoli successivi quel quadro divenne famoso e lui, come predetto, rimase per sempre impresso nella storia.
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Destino / Coscienza

Destino

– ti guardo e, non so perché, qualcosa mi dice che non devo lasciarti fuggire.
Qualcosa dentro di me, qualcosa che mi conosce da sempre, scrittore silenzioso che con attenzione ha appuntato tutte le mie scelte.
E’ il destino, pieno della luce del tempo, che suggerisce e non posso fare a meno di ascoltare.
lts_destino

Coscienza

– ti guardo e, non so perché, qualcosa mi dice che non devo fuggire.
Qualcosa dentro di me me lo suggerisce, qualcosa che mi conosce da sempre, amico sconosciuto che con attenzione ha appuntato tutte le mie scelte.
E’ la coscienza, ricca della consapevolezza dell’esperienza, che suggerisce e non posso fare a meno di ascoltare.
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Coraggio

Giulio era un disegno pigro e fifone; un insieme tranquillo di linee abbozzate su un quadro di campagna. Sorrideva mentre il pittore stendeva il colore sul paesaggio dietro di lui, cosciente di una pace che, finita l’opera, sarebbe stata eterna.
Ma,
all’improvviso,
le cose cambiarono.
Dure pennellate cancellarono i monti, al loro posto tinte scure e sfumature senza forma.
Giulio, che era cresciuto dormicchiando sul verde  del prato, si ritrovò solo in un fondo bianco, freddo, vicino ad un toro nero rovente di rabbia.
Così finì in questo quadro chiamato “Coraggio”, nato sulla bozza cancellata di un quadro senza nome.
Costretto ad adattarsi, a dimenticare la campagna dove era nato, entrò nella sua nuova parte e con un agile balzo saltò in sella al toro per domarlo.
Giulio, in quel quadro nobile dalle forme coraggiose,
aveva uno sguardo fiero corretto a matita con dentro, però, ancora tanto sonno e tanta paura.