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E’ nato a Genova nel 1984 e disegna da sempre.
Cosa significhi questo “sempre” è lo stesso Melkio a spiegarlo “fin da quando ne ho memoria,   ma ho sempre buttato via tutto… fatto il disegno, poi via nella spazzatura. Per me era talmente naturale che non aveva senso tenerli”. 

Inizia quindi il suo percorso artistico da autodidatta attraverso il disegno, maturando negli anni uno stile che si è sviluppato in simbiosi con un immaginario che potremmo definire in perenne espansione. 

Ed è proprio questa capacità immaginifica il senso, inteso come direzione, da seguire per leggere il lavoro artistico di Melkio. 

La ricerca grafica, l’evoluzione del segno, la sperimentazione continua e parallela su tecniche (digitale, serigrafia, stampa, pittura) e supporti (carta, plexiglass, muro), l’ibridazione dei linguaggi in molti dei suoi progetti (disegno, poesia, racconto, fotografia) rappresentano la profondità e l’ampiezza del lavoro artistico condotto in questi anni.

Ma se si abbandona per un attimo il punto di osservazione macro ed esterno a favore di una visione interna della sua opera, allora si comprende come in questi anni Melkio abbia lavorato, sviluppato, progettato e ricercato senza sosta il modo di raccontarci -con ogni mezzo artistico possibile- i suoi pensieri.

I suoi disegni, così come i suoi progetti multidisciplinari, devono essere quindi identificati come racconti, narrazioni, dialoghi rivolti all’osservatore in cui il segno, ovvero il modo del comunicare, non può che essere chiaro nella sua intelligibilità, semplice nel suo ascolto.

Complesso è al contrario ciò che i disegni di Melkio descrivono con segno essenziale. Frammenti di emozioni, desideri, istanti, ricordi, stati d’animo, idee e visioni che di volta in volta compongono con anarchica propensione i pensieri oggetto del racconto grafico.

Il lavoro artistico di Melkio si va sempre più concentrando sullo studio di questa esigenza narrativa, anche attraverso lo sviluppo di progetti in collaborazione con diverse realtà creative. 

Grazie a questa ulteriore fase di ricerca e sperimentazione nel 2017, in tandem con l’artista Anà Ferias, espone al Festival Internazionale dell’Illustrazione di Setubal in Portogallo il progetto “Little Shadow Tales” in cui, attraverso la poesia e il disegno, dialoga con le immagini create da Anà. 

Nel 2017, insieme al fotografo Yuri Segalerba, sviluppa “Cement Heroes”, serie di disegni digitali realizzati partendo dalla decostruzione delle immagini contenute negli scatti di Yuri. 

La contaminazione del lavoro artistico di Melkio non si ferma al campo delle immagini e della fotografia, questo moto continuo lo porta a piegare la propria creatività verso altro da sé, altri linguaggi, altri modi di progettare e comporre.

Anche per questo inizia dal 2016 diverse collaborazioni con musicisti della scena techno internazionale che lo porteranno, prima, a sviluppare progetti grafici per i lavori di alcuni fra i più importanti dj e poi, nel 2019, a partecipare al Sonar di Barcellona con un’opera di visual art. 

Sempre nel 2019 cura la performance teatrale “Alice in monsterland” ideata e realizzata per gli spazi dell’Acquario di Genova con un libero adattamento dal testo di Lewis Carroll. Grazie a queste torsioni creative in altri terreni artistici Melkio obbliga la propria fantasia a restare libera e, come tale, fuori da ogni definizione. Piega la sua creatività come farebbe un contorsionista con il proprio corpo, diventare altro da sé per pochi istanti, illuderci e confonderci assumendo forme ibride e irreali per poi ricomporsi in perfetta armonia davanti al nostro sguardo infanciullito dallo stupore. 

 

Il disegno rappresenta la parte prevalente e centrale del lavoro artistico di Melkio. Il teatro, la poesia, il racconto, la fotografia, affrontati in solitaria o in collaborazione con altri artisti, sono manifestazioni sempre coerenti nel quadro complessivo della sua produzione.

La tecnica è quella del disegno digitale ma con un utilizzo della tavoletta grafica quasi analogico. Le linee non vengono mai ripulite, l’immagine preserva in questo modo l’identità degli schizzi manuali su carta da cui origina. Nella fase di creazione la parte di lavoro grafico sulla tavoletta consente a Melkio di ragionare e maturare il progetto pur preservando, come detto, nel tratto la sua spontaneità iniziale.

I lavori possono essere divisi in due macro aree. 

Da un lato i disegni di grandi dimensioni in cui la composizione è satura sia nell’utilizzo del colore che nella presenza di immagini e particolari. Il segno si fa più netto e definito, anche la stesura del colore è pensata a sottolineatura della forma complessiva. La necessità di definizione grafica è in questi casi al servizio di un immaginario fortemente surreale e iper-irrealistico. Melkio disegna così visioni oniriche, giochi di parole, associazioni di idee ma fotografandoli con estrema lucidità nello stile, come dovesse renderci immagini chiare di una realtà. I suoi lavori sono un invito al gioco e alla condivisione. Ci chiede di seguirlo dentro i suoi disegni, di aguzzare la vista su ogni particolare come facevamo da bambini davanti alle immagini, ci chiede di sorridere con lui e di non aver vergogna di quel sorriso buffo e stralunato che ci sgancia dal qui e ora. 

A questa produzione si affiancano i, come definisce lui, “SEEDS”.
Veri e propri schizzi, disegni in cui il componimento si fa essenziale e ha la stessa funzione di un flash fotografico, Melkio spara un lampo velocissimo di luce su idee e pensieri estemporanei per fermarli in un disegno.
Sono immagini in cui Melkio, pur giocando per estrema sottrazione rispetto al suo stile, riesce ad agganciare con grande efficacia il ritmo narrativo. Melkio non abbandona la necessità di dialogare con l’osservatore anche in questa serie, imposta però una comunicazione differente. I disegni sono pure suggestioni, come uno spillo vogliono colpire la nostra attenzione per lasciarci a quel punto nel campo libero dell’associazione di idee.
Un piccolo allenamento per immagini che Melkio regala al muscolo, troppo spesso atrofizzato, nella nostra fantasia.