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Il temporale

il presentatore del circo,
baffi a ricciolo e pancia piena,
dalla finestra della roulotte,
osservava il temporale.

Nuvole nerissime tingevan di notte e pioggia fitta che sembrava d’esser in mare.

il vento urlava forte, come non aveva mia fatto prima e avvertiva l’arrivo di un carico di dispetti.

Il presentatore, vestito pronto per lo spettacolo, guardava il temporale incantato.

Maestoso,
Bellissimo…
Dove averlo con sé.

Se avesse potuto prendere quelle nuvole nere, tenerle, metterle in gabbia,
sarebbe stato l’unico circo al mondo ad avere una vera forza della natura nel suo show. Le genti di ogni dove si sarebbero accalcate al botteghino per vedere “il più forte temporale del mondo” contro “la donna cannone” oppure con gli elefanti.. si con gli elefanti…
Se fosse riuscito sarebbe rimasto per sempre tra i racconti di meraviglia
di quelli che si tramandano da nonni a nipoti e che sgusciano tra i banchi di scuola

Un sogno che nell’umido della sua roulette era diventato ossessione.

Avere il circo più grande, il più incredibile di sempre, talmente perfetto da diventare aggettivo nel vocabolario, prima sinonimo, poi definizione.

Si guardò allo specchio e disse:
– io ci provo-
D’altronde aveva già catturato l’enorme tigre a pois, un impresa impossibile a dire di tutti, quindi poteva riuscire anche in questa.
Prese la frusta sulla sedia, la corda dal baule, indossò il cappello ed uscì.

Sciaff!
Sciaff!
Stivali a grandi passi nel bagnato

Swipp!
Swiipp!
Frustate nella pioggia e le gocce lacerate schizzavan di dolore

Whooff…
Whoofff..
La corda roteante
il lazo in aria cinto attorno ad uno sbuffo di nuvola.

Tirò forte, più forte, ancora più forte…
e la nuvola catturata scendeva, si avvicinava a lui.
pronto a diventar eterno, incastrato tra le pieghe della storia

Poi…
un ruggito tuono,
agguati fulminei
e il vento d’artiglio
spezzò la corda.

Strisce di pioggia più forti dei pois di quella tigre lo scaraventarono a terra.

Nuvole feline,
bestie veloci,
nere di rabbia,
confusione girotondo…

Il temporale infuriato spazzò via tutto per poi sparire all improvviso, così come era arrivato.

Il Nero che lascia spazio al grigio e il presentatore senza più circo
rimasto solo in una pozzanghera marrone pianse con gli occhi spalancati.

Lacrime tenere, ultime carezze prima di confondersi con la pioggia rimasta addosso.

Lui che voleva vincere sul tempo,
quello che passa senza mai farsi vedere,
fu battuto proprio dal tempo,
quello che scorre a braccetto col vento,
domatore magnifico di nuvole nere
di un circo spettacolare per natura
senza racconti
senza memoria
e senza storia.

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