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Pietro

C’è stato un momento, tanto tempo fa, prima dei film e dei fumetti, in cui tutti i supereroi si ritrovarono insieme, seduti, in una stanza.


C’era chi leggeva il giornale, chi sbirciava nel giornale letto dal vicino e chi fissava i quadri appesi.
In silenzio, ingannavano il tempo in attesa del proprio turno.

L’ufficio distribuzione super poteri aprì alle 8.00 in punto e gli eroi furono chiamati in ordine di arrivo.
Superman, Flash, Magneto, Wonderwoman e cosi via.
Infine Pietro.
L’ultimo.

Si, non lo avete mai sentito nominare.

Su Pietro non fu scritta nessuna storia e non fu fatto nessun film, ma anche a lui, quel giorno, fu consegnato un potere speciale, proprio come a tutti gli altri.

Quando venne il suo turno non era rimasto quasi più nulla.
Tutti i poteri migliori erano già stati assegnati e sul banco era avanzato un unico pacco, ancora incartato, scelto da nessuno.

Sull’etichetta c’era scritto: “Colonna sonora”, un nome strano e poco chiaro.

Non aveva scelta, lo prese e andò via.
Non che avesse capito a cosa servisse, ma ora aveva un super potere e seppur misterioso, era suo e tutto per lui.

Quella notte uscì di casa pronto a salvare la città, indossava un mantello nuovo di zecca e bellissima mascherina in coordinato.
Finalmente “super”, era pronto a fare la sua parte e chissà quali storie si sarebbero scritte su di lui.
Ma appena arrivò in cima al grattacielo, in attesa di qualche segnale, sapeva già che non sarebbe successo nulla.
La sua super-colonna sonora suonava un’aria di violino solitaria di una tipica scena di delusione.

Riprovò un’altra notte, poi quella dopo e quella dopo ancora ma con lo stesso risultato, previsto dalla stessa musica.
Nessuna chiamata, nessun segnale per un eroe dal potere strano e poco chiaro.

Stanco di quelle delusioni, nascose il costume dentro una scatola in fondo all’armadio e decise di confondersi fra la gente comune.

La prima notte senza maschera e mantello fu una notte di sonno profondo, farcito di sogni accompagnati da una colonna sonora.
Era in mezzo ad un bosco, grandi alberi coprivano il sole e a pochi passi da lui, una casa.
Pietro si avvicinò e, passo dopo passo, una musica tipica di una scena di pericolo aumentava di volume.
Così intuì che sarebbe stato meglio cambiare direzione.
Il bosco sparì in un grande prato battuto dal vento.
Una melodia tipica di una scena di gioia aveva iniziato a suonare e Pietro immaginò che sarebbe successo qualcosa di bello. Quindi ecco arrivare Elena, la ragazza di cui era segretamente innamorato fin dalle elementari, bella e sorridente.
Si svegliò di colpo.
Aveva capito.

La colonna sonora è un potere introverso, un amico avanti a te di qualche minuto e, se impari ad ascoltarlo, ti suggerisce dove stai andando.

Su Pietro non è stata scritta nessuna storia, né fatto nessun film.
Viveva fra la gente comune, faceva le cose che facevano tutti ma con un pizzico di ritmo in più.

La musica camminava a braccetto con lui e gli sussurrava note di destino. Non che avesse capito come funzionava ma era la sua e tutta per lui.