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Era un tipo solitario ma non amava restar da solo,
immerso nella vita era confuso dal suo baccano.
Mille suoni scintillanti lo attiravano qua e là.
Distrazioni incantatrici dai ritornelli di noia.
Abbagliato, strabuzzava lo sguardo alla ricerca di qualcosa che gli somigliasse per davvero.
Ma c’erano troppi riflessi, troppi giochi di specchi e troppi brillantini.
Così guardò per terra e lì, proprio vicino a lui, incontrò una forma scura che lo osservava.
Un’ombra silenziosa
immagine di sintonia
che si muoveva come lui.

Insieme passarono un pomeriggio bellissimo
lui raccontò di se stesso e anche se non c’era risposta, si sentiva capito.
Uniti dallo stesso passo camminarono fino al tramonto.
Poi lei iniziò a cambiare, ad allungarsi, a cambiar forma e a confondersi con tutte le altre ombre di tutte le altre cose.
Lui, che finalmente aveva trovato qualcosa di affine, non voleva perderla.
Con le mani provò a raccoglierla ma non poté nulla, mentre grattava disperatamente il cemento, il buio arrivò e lei sparì.
Pianse, rimase seduto e osservò la notte.

Sintonia ricercata e vista dove c’era solo somiglianza.
Riflesso di un desiderio nel quale aveva creduto.
E in quanto creduto, in fondo, era stato realizzato.