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Jazz

La tromba dopo anni passati a prender polvere sopra un comò fu gettata via.
Ancora fresca di negozio, mai utilizzata, dopo una lunga inutile attesa, dispersa e sconsolata camminava da sola tra le strade della città.
Con lei solo una valigia, la sua da sempre, nella quale aveva abitato e ora portava con sé, vuota.

L’ottone polveroso lungo il marciapiede annerito dallo smog avanzò fino l’ultima casa
e ancora avanti,
fino alla fine della strada.

Lì iniziava la sabbia e il deserto silenzioso, fuori dal rumore del traffico e dalle luci dei lampioni.

Continuò a camminare,
non c’era motivo di fermarsi.. non aveva meta.

La luna brillava e non c’erano stelle, mangiate da nuvole affamate.
Una luca sfumata illuminava il suo cammino.
Dopo qualche fischio di vento, incontrò un contrabbasso dal passo grave.

Legno esperto, camminava aiutato da un bastone ma con passo sicuro.

Il contrabbasso si girò verso la tromba e gli disse:
“seguimi…
Conosco quello sguardo, lo sguardo spaurito da quello che lo circonda, di chi non conosce il mondo.
Seguimi, io conosco bene la strada”

La sua voce era grassa e lenta di quelle che non urlano mai, ma che arrivano diritte al cuore.
La tromba malinconica, rispose stonata: “dove andiamo?

Lui prese fiato, si girò, indicò qualcosa nel buio, poi di nuovo con lo sguardo verso di lei, pizzicandosi le corde vibrò:

Al di là di quella grossa duna c’è un’altra città.
Sempre scura, sempre sporca ma senza persone.
Le note scorrazzano libere dai fili del pentagramma, i pianoforti sono senza sella e melodie improvvisate nascono per strada dai calici rimasti a secco di vino…
Ne ho visti di Ottoni disperati in tutti questi anni, vi accompagno da non so più quanto.
Un passo stonato attraverso il deserto e le prime note oltre la duna.
Ormai lo so, è il solito copione.
E una volta arrivata, anche tu, ti sentirai finalmente a casa.
Quindi seguimi…
Stiamo andando lì
in quella città
forse l’hai sentita nominare,
si chiama Jazz.. ed esiste solo per noi.”