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La storia di Roberto

In una sera d’estate, Roberto cenava da solo in giardino.

Pensieroso, mangiava veloce.
Bocconi a ripetizione intervallati da qualche sorso di vino.

Poi si alzò di scatto, all’improvviso.
La sedia spaventata cadde a terra e lui, con lo sguardo deciso verso ovest, iniziò a correre

– ehy! io non ho voglia di correre!

mah! .. parli con me?

– Si, mio caro nattatore, parlo con te… NON HO VOGLIA DI CORRERE! Dove cé scritto che devo correre?

Sará scritto qui, se mi lasci raccontare…

– Cosa stai raccontando? Dove sto andando? Corro verso un desiderio, verso il futuro o scappo dal passato?

Non lo so, lo scopro mentre racconto.
Non lo sa nemmeno chi mi fa parlare, lo scopre anche lui mentre mi suggerisce.

– Non sai nulla nè tu nè chi ti fa parlare.. Ma chi ti fa parlare?

Non lo conosco, per lo meno non lo conosco tutto intero.
Sento le sue dita che pigiano rapide la tastiera, io sono solo le parole della sua fantasia.

– Ah.. bene, mi fai correre subito dopo aver mangiato e non sai il perché, ma lo fai solo perché te lo suggeriscono delle “dita”… é una cosa senza senso, una regola che non mi piace…

Non ci sono regole, nel mondo della fantasia non esistono.

– Se non ci sono regole nel mondo dove sto, allora ne invento una io: vieni qui con me, se devo correre non voglio farlo da solo.

Non posso, se vengo lí la storia non continua, smette di esistere

– Esisterá, semplicemente non verrá raccontata…

Ma che senso avrebbe una storia che nessuno conosce?

– Per me e per te avrebbe senso e, anche se nessuno la racconterà, rimarebbe pur sempre nostra.

Non posso venire, la fantasia non può essere vissuta, sennò si sporca di vero.

Macchie oleose, pericolose , che la farebbero ammalare… e una volta ammalata potrebbe non più volare.
La fantasia non si deve toccare, ma anche volendo, per fortuna é timida e non lo si lascerebbe avvicinare.
Per questo rimango qui, un’ombra dalla voce impostata, cantastorie senza volto
che non può vivere le storie che racconta.

Roberto si ammutolì, si girò di scatto e corse veloce al di lá del muretto.
Un respiro affannoso che sparì rapido nel bosco.
Lo persi di vista, ancor prima di conoscerlo.
Lo aspettai per un pò, poi andai via alla ricerca di un’altra storia
da poter raccontare.

Roberto non lo vidi più, né seppi nulla della sua storia.
E se non la conosco io,
non la può conoscere nessun’altro.
E se non la conosco io
la storia di Roberto, di quel che ha fatto e quel che farà, rimarrà
solamente
sua.