venti+venti

Oggi mi sono svegliato bene e mi è venuta voglia di scrivere.

Voglio mettere un punto. 
Fissare un ricordo su questo 2020 che, senza tanti giri di parole, è stato un anno di merda.

Anche se…
se ci penso bene…
è stato
anche
in certo senso
un anno provvidenziale.


Con il Lockdown sono stato costretto a fermarmi (cosa che, altrimenti, non sarebbe mai successa) e, in quella condizione di costrizione, ho avuto il tempo di pensare.
Riflettere sul turbinio centrifugo della quotidianità, sulle cose che “dovevo fare” e quelle che “volevo fare”.
Sono stato costretto a ragionare sull’importanza del tempo, su cosa davvero avevo bisogno e cosa invece ero “abituato” a pensare di avere bisogno.

Non voglio fare il saggio filosofo asceta di sto cazzo.
Non ho avuto rivelazioni mistiche o chissà quale illuminazioni particolare.
Semplicemente mi sono reso conto che il tempo è troppo importante per lasciarlo scivolare via.

Si dice che la vita è quella cosa che scorre mentre siamo impegnati a fare altro.

E in questo senso, il funesto 2020, ha portato a tutti la possibilità di riflettere su questo concetto.

E allora ho disegnato...

Prima di tutto ho dormito.
Le giornate scorrevano tra una dormita e una serie di Netflix.
L’orologio perse senso di esistere e per un pò andò bene così.
Poi ho iniziato a disegnare.
Ho disegnato, disegnato ancora e ancora disegnato.
Lo facevo già, non era una novità.
Ma “prima” lo facevo nei pochi ritagli di tempo libero, perchè avevo sempre dell’altro da fare (male),  dovevo pensare a questo, quello e quell’altro ancora e poi, se avanzava qualche minuto….
La confusione totale, senza vita d’uscita, in cui ero immerso e Il senso di annaspamento (non so se dice così) tra un auto convinzione e un’altra, svanivano quando disegnavo.
Allora…
Sta a vedere che forse forse sto cazzo di periodo è servito a qualcosa.

Ci ho creduto davvero, anzi ci abbiamo creduto davvero

Più disegnavo, più il disegno funzionava e più stavo meglio.
Allora, grazie a Patrizia (la più meravigliosa compagna del mondo) è iniziato un percorso che mi ha portato a poter pensare di fare davvero l’artista ( non in senso assoluto, odio questa definizione, ma come termine di classificazione professionale).
Lei mi ha aiutato a rendere tutto realtà, aiutandomi a tenere la via, a concentrarmi sia sul lavoro che sull’aspetto commerciale (sennò bello bello ma poi le bollette?)

Così senza fretta, ma con rapidità ( che sono due concetti radicalmente diversi), la mia vita è cambiata davvero.

Così oggi scrivo dalla mia Galleria mentre fuori piove.
Finalmente sta finendo quest’ anno fatto di stenti e speriamo che il prossimo sia davvero migliore.
Ma, come dicevo prima, è stato anche davvero un anno “utile”.

In conclusione, per me, il 2020 è come il prof. cattivo del liceo.

Lo hai vissuto male, lo ricordi con fastidio, ma se ci pensi, è stato l'unico ad insegnarti davvero qualcosa.